Non nomina mai Donald Trump, non entra nelle polemiche che dividono oggi gli Stati Uniti, ma il messaggio che Papa Leone XIV invia all'America è tutt'altro che neutrale. Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano i 250 anni della Dichiarazione d'Indipendenza, il Pontefice sceglie di richiamare i valori fondativi della nazione – dignità umana, uguaglianza, libertà religiosa e accoglienza – proponendoli come bussola per affrontare le grandi fratture del presente.
Collegato dal Palazzo Apostolico con il National Constitution Center di Philadelphia, dove gli è stata conferita virtualmente la Medaglia per la Libertà Religiosa, Leone XIV pronuncia un discorso dal forte sapore civile, quasi patriottico nel senso più alto del termine. Sulla talare bianca assieme al crocifisso si presenta con addosso la medaglia dorata. Davanti al governatore della Pennsylvania, alla sindaca di Philadelphia e ai rappresentanti delle principali confessioni religiose – tra cui una rabbina e una vescova della Chiesa episcopaliana – il Papa si definisce anzitutto «figlio di questo grande Paese», ricordando come la storia americana abbia saputo trasformare gli ideali dei Padri fondatori in un patrimonio universale.«La grandezza morale di una nazione – afferma – si manifesta soprattutto nella sua capacità di sostenere, proteggere e valorizzare la vita di tutti, in particolare dei più vulnerabili e di coloro il cui valore viene messo in discussione». È una frase che va ben oltre la tradizionale difesa della vita nascente e che abbraccia ogni persona fragile: il nascituro, l'anziano, il povero, il migrante.Il messaggio Il Papa ripercorre la storia degli Stati Uniti senza indulgere nella nostalgia. Al contrario, ricorda che la forza dell'America è nata dalla capacità di integrare generazioni di immigrati. «Per tanti popoli nel mondo – osserva – l'America è diventata sinonimo di libertà proprio perché ha aperto le sue porte a successive ondate di immigrati, permettendo a loro e ai loro figli di contribuire a costruire il futuro della nazione».È probabilmente il passaggio politicamente più significativo dell'intero intervento. Non c'è alcun riferimento diretto alle politiche migratorie dell'amministrazione Trump, né alle restrizioni introdotte negli ultimi anni. Eppure il richiamo alle radici storiche dell'immigrazione americana suona come una risposta implicita al clima politico attuale, segnato da una crescente chiusura delle frontiere e da proposte, rilanciate anche durante la campagna elettorale, di nuove limitazioni all'ingresso di cittadini provenienti da Paesi a maggioranza islamica.Ancora più esplicito appare il richiamo all'unità nazionale. «Affinché una nazione possa prosperare – afferma Leone XIV – deve essere veramente unita; unita non da obiettivi legati a imprese momentanee, ma da ideali che non svaniscono con il passare del tempo». E indica quali siano questi ideali: «La dignità umana condivisa, l'uguaglianza e i diritti sanciti nella Dichiarazione d'Indipendenza siano sempre fonte di unità e luce guida per il presente e per gli anni a venire».Anche il lungo passaggio dedicato alla libertà religiosa assume un significato che supera il piano confessionale. Secondo il Pontefice, proprio la libertà religiosa ha permesso agli Stati Uniti di sviluppare una tradizione unica di dialogo tra le diverse fedi, capace di arricchire il dibattito pubblico e di favorire il bene comune. «La mia speranza – aggiunge – è che questa tradizione continui a dare i suoi frutti in un dibattito pubblico caratterizzato dalla moderazione, dal rispetto delle opinioni altrui e dalla costante ricerca di un terreno comune per promuovere la pace e la riconciliazione, sia in patria sia all'estero».Parole che sembrano rivolte a un Paese sempre più polarizzato, attraversato da tensioni politiche, culturali e religiose. Ma il messaggio di Leone XIV acquista ancora più forza se letto insieme alla scelta simbolica compiuta per questa giornata. Pur essendo il primo Papa statunitense della storia, Prevost ha deciso di non recarsi negli Stati Uniti per ricevere personalmente il riconoscimento, consegnatogli già nei mesi scorsi da una delegazione americana in Vaticano. Ha preferito restare fedele al programma già stabilito e oggi sarà a Lampedusa, la porta d'Europa dei migranti, dove pregherà per le vittime del Mediterraneo, incontrerà rifugiati e volontari e getterà in mare un mazzo di fiori in memoria di chi non è mai riuscito a raggiungere la costa.È una coincidenza solo apparente. Nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano la loro storia, Leone XIV sceglie come luogo simbolo non Philadelphia ma Lampedusa. Da una parte ricorda all'America che la sua identità è nata anche grazie agli immigrati; dall'altra porta il suo magistero nel luogo che più di ogni altro rappresenta oggi il dramma delle migrazioni. Due immagini che, lette insieme, delineano una precisa visione politica e pastorale: la libertà religiosa, la dignità della persona e l'accoglienza dei più vulnerabili restano, per il Pontefice, i pilastri irrinunciabili di una democrazia autentica. E non è un caso che, consegnandogli la Medaglia per la Libertà Religiosa, gli organizzatori abbiano ricordato come Leone XIV abbia «dedicato la sua vita a difendere la dignità della persona umana, da Chicago a Roma».










