Un americano su cinque non ha festeggiato quest’anno il 4 luglio, e due americani su cinque non credono che gli Stati Uniti sopravviveranno per altri 250 anni. Sono i risultati di un sondaggio Reuters/Ipsos che mettono in luce come il Giorno dell’Indipendenza, di cui il 47° presidente quest’anno si è “appropriato” come ritengono molti cittadini Usa, abbia diviso gli americani e abbia allontanato molti di loro dalle celebrazioni. L’opinione di Gianfranco D’Anna

Ossessione e parossismo connotano d’angoscia le farneticazioni di Donald Trump nel discorso per i 250 anni degli Stati Uniti d’America. Un’auto esaltazione che non lascia spazio ai valori di libertà, democrazia e giustizia di una Costituzione americana che rappresenta ancora oggi un faro di speranza, di eguaglianza e indipendenza.

Con una vemente retorica ultra nazionalista, Trump ha invece ossessivamente magnificato quella che ha definito “l’invincibilità della potenza americana” e la predestinazione alla vittoria in tutti i campi, dalla guerra alla scienza, dallo spazio all’economia.

Una concezione del destino del Paese nel mondo che non è in altro modo definibile se non col nefasto riferimento alla weltanschauung, la rappresentazione esistenziale nazista. Singolare l’analogia all’anticomunismo viscerale, riesumato nonostante l’ormai pluridecennale fine di quasi tutti i comunisti nel mondo, esauritisi proprio a causa del confronto con la democrazia americana.