HomePoliticaL’analisi di Ceccanti. Un bipolarismo maturo contro il “pareggismo”Le alternative per il Quirinale hanno storicamente oscillato tra due estremi. Un ex presidente del Consiglio al Colle rischia di non apparire un vero garanteMassimiliano FedrigaRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 2 luglio 2026 – L’elezione al Quirinale non è mai stata un pranzo di gala. Lo scriveva già Leopoldo Elia rispetto al primo sistema dei partiti: "La durata settennale della carica con larghe possibilità di influenza" rappresenta una "fuga dal precario" apprezzata nel nostro Paese, per cui mentre in Germania "Adenauer e Ehrard hanno rifiutato la candidatura alla Presidenza federale tedesca, nessun uomo politico di primo piano" ha "seguito il loro esempio in Italia".

Nel secondo sistema, pur avendo i due poli governato più o meno per metà del tempo, le presidenziali si sono verificate solo quando era in maggioranza il centrosinistra. Il dibattito ora si è accalorato, insieme a quello sulla legge elettorale. Da un lato i ‘pareggisti’ centristi che miravano a non modificare la legge elettorale e ora, più realisticamente, a non far scattare la soglia del 42% per conseguire il premio di poco più del 55% dei seggi, motivano la loro scelta perché uno scenario senza vincitore si presterebbe ad accordi su personalità più moderate. Questa tesi è debole perché fuori dai poli esisteranno anche liste estreme. Potrebbero essere queste ultime, a partire da Vannacci, in caso di pareggio, a risultare decisive prima per il governo e quindi per il Quirinale, con effetti pesanti anche dal punto di vista della collocazione internazionale, su cui la Presidenza Mattarella è un ancoraggio sicuro. All’opposto è evidente che gli anti-pareggisti, i due poli maggiori, stanno entrambi utilizzando il Quirinale come argomento per il voto utile.