| 5 Luglio 2026 13:01 |

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(Adnkronos) – “Raccontava Toni Bisaglia come nei primissimi anni sessanta del secolo scorso, giusto a ridosso dell’elezione del nuovo capo dello Stato, il suo mentore Rumor lo avesse inviato al seguito di Antonio Segni in viaggio nei paesi nordici. Il suo compito era di monitorare la campagna “quirinalizia” già in corso. In buona sostanza tutto si ridusse a imbucare una gran quantità di cartoline con saluti affettuosissimi che il “candidato” indirizzava a deputati e senatori. Soprattutto a quelli del Partito Comunista -che poi però non lo avrebbero degnato neppure di un voto. Con tutte quelle cartoline Segni fu poi eletto. Ma non certo per i saluti che aveva inviato ai suoi potenziali elettori. Piuttosto perché con la sua presidenza Moro pensava all’epoca di blindare il centrosinistra e di coprirsi verso destra mettendosi al riparo dai malumori e dalle perplessità dei democristiani più diffidenti verso l’alleanza che si andava stipulando con i socialisti.

Altre storie, altri tempi, altre figure. Quello che però ci insegna il passato è che i capi dello Stato il più delle volte sono stati eletti a sorpresa. In modo preterintenzionale, se così si può dire. Il caso di Antonio Segni fu all’epoca un’eccezione. La regola semmai era che i favoriti della vigilia venivano quasi sempre impallinati. E che i candidati più convincenti diventavano tali solo in corso d’opera, buttando all’aria progetti e calcoli che fino a un attimo prima avevano trovato altre figure in cui incarnarsi. Quasi sempre vanamente. Appunto per questo viene da dire che non ha molto senso quell’agitarsi scomposto di tutti i protagonisti (e i comprimari) a tre anni del Q day, quando appunto finirà il secondo mandato di Sergio Mattarella.