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Marco Galluzzo

Da Mantovano alla stessa premier, da Giorgetti a Fitto: le ipotesi per il Colle

Ci sono i discorsi sull’habitus istituzionale, sulla carica che conferisce autorevolezza a chi l’assume. È sempre stato così, sono ragionamenti che si trovano anche nei manuali di diritto costituzionale. Ma ci sono anche i discorsi sui precedenti, e anche l’ultimo in ordine di tempo, perché sussurrano a Palazzo Chigi che Sergio Mattarella, che poi si è rivelato uno dei presidenti più amati dagli italiani, era poco più che un parlamentare della tradizione democristiana per molti cittadini, prima di giurare come prima carica dello Stato.

A destra o nel centrodestra, nel governo o ai vertici stessi delle istituzioni, i giochi non sono entrati nel vivo. Ma molti hanno voglia di parlare. La previsione è parente del pettegolezzo, e quest’ultimo lusinga gli interrogati. E il fatto che Giorgia Meloni abbia per la prima volta fatto riferimento a un inquilino del Quirinale, il prossimo, di destra e non di sinistra, autorizza un ventaglio di indicazioni possibili, alcune accompagnate spesso da una postilla: «Questo è l’unico vero candidato esistente», con l’obbligo però di non rivelare il nome. Una rosa di nomi è invece esercizio più agevole, e non si può che iniziare da Ignazio La Russa, che dà lui stesso almeno un paio di indicazioni, anche se non vuole rilasciare dichiarazioni ufficiali. La prima è che io «ho già detto che non sono interessato, e non lo sono davvero». La seconda è quella sull’identikit: in ogni caso per la seconda carica dello Stato, se davvero il centrodestra dovesse avere le carte per scegliere il vertice delle istituzioni italiane, «meglio un politico che un uomo di area, o di un indipendente gradito a tutti. Preferisco chi milita in un partito».