L'editoriale

Aldo Torchiaro

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Ci sono espressioni che segnano la storia. Che in parte la prevedono, la preconizzano. E l’aiutano a plasmarsi. Tale fu quel “Non siamo figli di un Dio minore” pronunciato da Nilde Iotti nel 1998, intervistata da Miriam Mafai: il suo Pds, pur provenendo dalla storia del Pci, aveva tutte le carte in regola per governare. Due giorni dopo Massimo D’Alema, leader del partito, fu incaricato di formare il governo. La traversata nel deserto era durata mezzo secolo.

D’Alema che varcava la soglia di Palazzo Chigi, con i Carabinieri sull’attenti in piazza Colonna, ha aperto la strada del Quirinale a Giorgio Napolitano, altro ex Pci, nel 2006. Adesso è Giorgia Meloni a poter rivendicare di non essere figlia di un Dio minore. E con ragione. Nessuno è più escluso dalla stanza dei bottoni: la storia va inesorabilmente avanti. E perfino il Quirinale, per decenni terreno esclusivo delle culture politiche che avevano scritto la Costituzione, non è più un orizzonte proibito per la destra italiana.