ROMA Ridisegnare le ripartizioni della circoscrizione Estero, dimezzandone il numero. È questa la soluzione elaborata nel centrodestra per ritoccare il meccanismo di voto per gli italiani che vivono lontano dal Belpaese e favorire una spartizione "più proporzionale" dei seggi. Nel partito della premier, come anticipato dal Messaggero ad aprile, ci si lavora da mesi. Ora sembra esserci la quadra, pronta a finire tra i pochissimi ritocchi che la maggioranza presenterà in commissione: non più quattro ripartizioni (Europa, Nord America, Sud America, Oceania-Asia-Africa), ma due ancor più grandi. Quanto basta per evitare che il centrosinistra, a fronte di uno scarto ridotto di voti, "incassi" il maggior numero di seggi contendibili (in questa legislatura il Pd ne ha presi 4 su 8 alla Camera e 3 su 4 in Senato).

La ratio, lamentano i partiti di governo, è semplice: «Se ogni area ha solo un seggio, sarà sempre il primo partito ad aggiudicarselo». Con il ritocco che i relatori sono pronti a presentare, al contrario, ci saranno più seggi per meno ripartizioni, sicché l'effetto "redistribuzione" tra sinistra e destra è pressoché assicurato. Al restyling della circoscrizione Estero, che rappresenta un'aggiunta al testo, si affiancherà un emendamento di natura correttiva: servirà a modificare il punto del nuovo testo - presentato solo una settimana fa - in cui si dice che Trentino Alto Adige e Val D'Aosta non concorreranno all'attribuzione del premio. Devono aver fatto breccia le istanze avanzate dal costituzionalista Stefano Ceccanti: «Così quegli elettori non pesano sul risultato complessivo del premio e si nega il principio del voto eguale».