di
Gian Guido Vecchi
E il fronte conservatore attacca i ribelli. Il segretario di Stato: «Atto di per sé scismatico ferisce profondamente l’unità della Chiesa»
Mentre a Écône si scatenava improvviso un nubifragio giusto al momento delle «consacrazioni» illecite, circostanza letta con qualche ironia anche Oltretevere, ieri Leone XIV era impegnato come al solito nelle udienze del mattino. Un mercoledì più tranquillo del solito, in verità, poiché da ieri e per tutto il mese le udienze generali di metà settimana sono sospese per la pausa estiva, e il Papa si prepara a passare qualche giorno di relativo riposo a Castel Gandolfo.
La scomunica latae sententiaeLe ordinazioni episcopali dei lefebvriani erano annunciate da più di quattro mesi e, visti i precedenti, nessuno in Vaticano si aspettava che potessero cambiare idea. Nessuna sorpresa, tutto era già scritto nel canone 1387 del codice di Diritto canonico: «Il Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo, e chi da esso ricevette la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica». La Fraternità Pio X non era mai ritornata in comunione con la Chiesa, il dialogo offerto nel 2009 da Benedetto XVI non ebbe alcun esito e quindi, più che un nuovo scisma, si tratta del secondo atto di quello già compiuto nel 1988 da Marcel Lefebvre. Di per sé la scomunica è automatica, latae sententiae significa proprio che la sentenza è già «pronunciata» nel momento stesso dell’ordinazione illecita, ma come allora seguirà un decreto che ne preciserà i contorni e non riguarderà i fedeli comuni.












