Quale tipo di coesistenza si sta costruendo fra esseri umani e animali selvatici? Se in Italia, il disegno di legge 1552 sulla riforma della caccia, in discussione in Parlamento, sembra voler consegnare il futuro della fauna alle doppiette, una rete internazionale studia e sperimenta il controllo della loro fertilità, come modalità incruenta per mitigare i conflitti fra le attività umane e diverse specie considerate in soprannumero – rispetto alla capacità del territorio e alla biodiversità, alle attività agricole e zootecniche, alla gestione degli spazi. Non è fantascienza.

AL CONTROLLO DELLA FERTILITÀ nei selvatici è stata dedicata, presso l’Università autonoma di Barcellona (Uab), una conferenza internazionale a cura del Botstiber Institute for Wildlife Fertility Control, un hub che connette progetti e ricercatori in diversi paesi (qui la mappa). Due giorni che sono stati occasione di confronto sugli studi in atto e sulle applicazioni pratiche, nello sforzo di colmare il divario fra ricerca e gestione; e per sensibilizzare policy makers, addetti alla fauna selvatica, opinione pubblica.

IN EUROPA, LE CRITICITÀ sono rappresentate dalle popolazioni di cinghiali, ratti e arvicole, nutrie, scoiattoli grigi, procioni, cervi fra gli altri. Altrove la questione è ancora più pressante. In Africa i roditori, soprattutto il Mastomys natalensis, sono un problema notevolissimo per i raccolti e la sicurezza alimentare.