La guerra alla fauna italiana dichiarata dal Governo Meloni e dalla maggioranza che lo sostiene segna ulteriori passi in avanti: le Commissioni del Senato hanno proseguito a tappe forzate l’esame del disegno di legge ribattezzato Caccia selvaggia per arrivare rapidamente al voto in aula. La proposta di legge stravolge la normativa a tutela della fauna selvatica in Italia (legge n. 157/1992) cancellando di fatto la già deboli difese degli animali rispetto alle armi di un mondo venatorio sempre più ridotto – oggi i cacciatori sono poco più di 500.000 contro i 2 milioni degli Anni ’70 – ma sempre più incattivito. Governo e maggioranza parlamentare stanno sacrificando alle lobby di cacciatori e produttori di armi quello che è un bene comune di tutti gli italiani e che invece, con un salto indietro di almeno tre decenni, torna ad essere l’oggetto di svago di meno dell’1% della popolazione italiana.

Il testo, già pessimo in origine, è stato ulteriormente peggiorato durante in dibattito con numerosi emendamenti della maggioranza: si porta a compimento il declassamento dello status di protezione del Lupo che ora potrà essere abbattuto legalmente nonostante sia ancora oggetto di pesanti atti di bracconaggio, si aumentano le specie cacciabili consentendo l’uccisione anche di stambecchi, oche selvatiche e piccioni, si autorizza la caccia nelle aree demaniali come boschi e spiagge, si allungano i periodi di caccia, si limitano le aree naturali protette.