La scorsa settimana, per difendere il ddl caccia, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato due cose. La prima, facendo riferimento alla lettera con cui la Commissione europea ha segnalato al governo italiano (che ha tenuto nascosta la cosa) diverse criticità contenute dal testo: «Quando si tratta di questioni da burocrati se la discutono i burocrati. Non intendiamo interrompere i lavori legislativi né quelli del governo per una lettera di un burocrate». La seconda, facendo riferimento a ciò che anche chi contesta il ddl 1552 dovrebbe apprezzare: «Abbiamo approvato un emendamento che voglio ricordare contro il bracconaggio, triplicando, quadruplicando le sanzioni penali per i bracconieri. E purtroppo nemmeno in quell’occasione avete votato a favore dell’emendamento per contrastare il bracconaggio in Italia», ha detto rivolgendosi ai banchi dell’opposizione.
Ebbene, ora la Lega per l’abolizione della caccia (Lac) spiega che in realtà siamo in presenza di «un trucchetto con cui la destra di governo afferma di voler inasprire le pene per i bracconieri, lavorando invece per attenuare le sanzioni penali per chi pratica la caccia di frodo nei parchi nazionali e regionali, in oasi di protezione, parchi urbani e terreni adibiti ad attività sportive».








