Il mondo venatorio non si dà pace. Da quando ilFattoQuotidiano.it ha pubblicato in esclusiva, in anteprima, le bozze del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica e sul prelievo venatorio, la politica e le associazioni di cacciatori sono in fibrillazione. C’è chi con un approccio istituzionalmente più serio invita alla calma, come il presidente di Federcaccia, Massimo Buconi; e chi invece attacca in maniera scomposta, come Libera Caccia (presidente Paolo Sparvoli), che accusa ilFatto.it di aver “adottato il metodo Iene” e di aver scritto “le solite scempiaggini”. L’argomentazione dell’associazione venatoria – molto fragile, a dirla tutta – è quella di aver attinto dalle “veline animaliste”. Lettura quanto meno singolare, dal momento che le bozze arrivano dal ministero dell’Agricoltura di Francesco Lollobrigida e che lungamente sono circolate proprio in ambienti venatori (motivo per cui la caccia – pardon – la ricerca della “talpa” all’interno del Masaf non ha molto senso).

Come scritto, è in corso un’interlocuzione proprio tra il Masaf e il ministero dell’Ambiente, impegnato a limare – ma non è detto che ce la faccia – le parti più estreme della riforma, in particolare quelle che risultano in contrasto con la normativa Ue (Bruxelles ha già avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia). Va considerato, a proposito di tempistiche, che alle 17.30 è previsto il Consiglio dei ministri, e non è da escludere che il provvedimento arrivi sul tavolo di Palazzo Chigi. In ogni caso, il portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi, ha dichiarato che i rapporti tra i due ministeri (uno in mano a FdI e uno in mano a FI) sono ottimi, e che il lavoro prosegue sereno (Nevi fa parte della commissione Agricoltura della Camera che si occupa, tra le altre cose, di prelievo venatorio, ed è molto vicino ai cacciatori). L’unico punto – nel merito – citato dal deputato azzurro è stato quello che riguarda i valichi montani in Lombardia. Una recente sentenza del Tar ha disposto, con effetto immediato, il divieto assoluto di caccia in 475 aree in quota in cui transita l’avifauna. Una sentenza dalle conseguenze nefaste per migliaia di cacciatori lombardi – e per il centrodestra al Pirellone – ma che potrebbe fare da apripista anche per le altre regioni italiane. Ecco perché la riforma di Lollobrigida, già nella sua bozza, si occupa di valichi montani, con l’obiettivo di aggirare la sentenza: il divieto rimarrebbe solo su quelli “situati in una zona di protezione istituita in data antecedente al primo gennaio 2025”. Tradotto: solo in zone protette antecedenti alla sentenza.