Consegna in mano ai cacciatori il destino della fauna selvatica in Italia, viola la Costituzione e le direttive europee: il ddl 1552, venti articoli che mirano a riformare la legge 157/1992 (a firma del capo dei senatori FdI Lucio Malan) ha iniziato il suo iter al Senato fra le forti critiche delle associazioni ambientaliste e animaliste e dei parlamentari dell’opposizione, in particolare Avs. Attivisti e politici sono scesi insieme in piazza ieri al Pantheon, con uno striscione che ritraeva esponenti di punta del governo in assetto venatorio, tanti cartelli e una doppietta di cartone fatta a pezzi.
SONO 400MILA le firme già consegnate in Parlamento per chiedere lo stop alla legge; in Senato sono stati presentati 900 emendamenti. Al governo è arrivata lo scorso dicembre una nota della Commissione europea che contestava al disegno di legge gravi violazioni della normativa Ue sulla tutela di specie e habitat, «volutamente tenuta nascosta» dall’esecutivo attaccano le opposizioni. Gli ambientalisti chiedono ai cittadini di usare massicciamente gli hashtag «IoMiOppongo» e «NoDdlCaccia» contattando i parlamentari. Il ddl è stato ribattezzato «caccia selvaggia», per le ragioni ripetute anche ieri: aumentano le specie cacciabili, alcune delle quali in declino come l’oca selvatica; se l’è cavata invece di misura lo stambecco, inizialmente compreso. La caccia sarebbe permessa anche in altura e sui valichi montani e durante il periodo di migrazione pre-riproduttiva grazie anche alla riapertura di strutture venatorie tradizionali. Si autorizza l’attività in aree demaniali come boschi e spiagge. Viene messo in discussione il ruolo che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) deve svolgere per la pianificazione dell’attività, si dà maggiore autonomia alle regioni nel derogare ai limiti nazionali. La possibilità di utilizzare visori notturni è l’anticamera del bracconaggio.












