Il primo via libera alla riforma della legge sulla caccia, tra le proteste dell’opposizione, arriva dall’Aula del Senato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti. Il disegno di legge 1552 a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, voluto fortemente dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ora dovrà passare all’esame della Camera. Dopo 34 anni, vengono riviste le norme definite dalla legge 157 del 1992 per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.

I rilievi della Commissione europea

Il disco verde del Senato arriva nonostante i dubbi sollevati dalla Commissione europea sul ddl caccia. Alcune modifiche previste dal testo rischiano di violare due capisaldi per la tutela della biodiversità - la direttiva Habitat e la direttiva Uccelli - ed esporre l’Italia a procedure di infrazione.

Cosa cambia con la riforma

Tutto è destinato a cambiare. In primo luogo, i cacciatori diventano bioregolatori. Cambia il ruolo dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale): il suo parere non sarà più vincolante ma consultivo e le Regioni potranno discostarsi dalle indicazioni dell’Istituto nella definizione del calendario venatorio, motivando la decisione. I calendari venatori potranno anche essere estesi alle fasi di migrazione e nidificazione consentendo l’attività anche oltre il tramonto. Il testo estende le finestre temporali e le aree in cui è permesso sparare. La pratica viene consentita anche in aree demaniali come le spiagge, i parchi pubblici e le aree protette.