Mancano 300 giorni alle elezioni presidenziali francesi: saranno il 18 aprile e il 2 maggio 2027. Ed è già polemica. Bruno Retailleau, capo di Lr e candidato, denuncia una «scelta di sinistra», che favorisce questo campo, perché i tradizionali cortei del primo maggio saranno politici, anche se il sabato di vigilia del voto dovrebbe essere di silenzio della propaganda. Retailleau, assieme all’estrema destra, accusa l’Eliseo di aver scelto la «strategia del caos», prevedendo, da ex ministro degli Interni, una giornata di battaglie di strada. Soprattutto nel caso di un secondo turno di scontro, tra l’esponente dell’estrema destra del Rassemblement National e Jean-Luc Mélenchon della France Insoumise. Ma la scelta non è stata facile, tra le vacanze di primavera, ponti eventuali e l’obbligo costituzionale di indire le elezioni tra i 20 e i 35 giorni prima della fine del mandato (il secondo di Emmanuel Macron è iniziato il 14 maggio 2022).
A NOVE MESI DAL VOTO, non si conoscono ancora i nomi dei concorrenti. Per il momento, c’è affollamento, più di una trentina di candidati dichiarati, e altri che si scaldano per lanciarsi in autunno. Martedì prossimo, verrà sciolta una prima incognita: il tribunale d’appello dirà se conferma la pena di primo grado a cui era stata condannata Marine Le Pen nel processo per appropriazione indebita di più di 4 milioni di euro del Parlamento europeo, che comportava un’applicazione immediata di una clausola di ineleggibilità di 5 anni (l’appello è invece sospensivo della pena – 4 anni di carcere – regola che vale anche per il prevedibile ricorso in Cassazione).












