Per oltre quarant’anni la strategia “In Cina per la Cina” ha rappresentato uno dei pilastri della crescita internazionale di Volkswagen. Oggi, però, quello che per decenni è stato uno dei mercati più redditizi per il costruttore tedesco si è trasformato in una delle sue principali criticità. Il rallentamento delle vendite, la crescente concorrenza dei marchi cinesi e un piano di ristrutturazione senza precedenti stanno alimentando un dibattito destinato a incidere sul futuro del gruppo.

A rilanciare la discussione è stata la Bassa Sassonia, secondo azionista di Volkswagen con una quota del 20%, che propone di riportare in Germania parte della produzione oggi affidata agli stabilimenti cinesi. L’obiettivo è ridurre il rischio di chiusure industriali e salvaguardare migliaia di posti di lavoro.

Una proposta per difendere gli stabilimenti tedeschi

L’idea è stata avanzata dal presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, secondo cui riportare parte della produzione in Germania consentirebbe di aumentare l’utilizzo della capacità produttiva degli impianti nazionali.

La proposta arriva in un momento particolarmente delicato. Volkswagen sta infatti valutando un piano di ristrutturazione da 11 miliardi di euro, che potrebbe comportare fino a 100.000 esuberi e la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi, tra cui quelli di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre al sito Audi di Neckarsulm al termine dell’attuale ciclo produttivo.