Il sindaco che assume il figlio saltando la graduatoria. Il funzionario comunale che stravolge il risultato di una gara per avvantaggiare l’impresa amica. Ancora un sindaco che pretende di conoscere i quiz per rivelarli subito all’amica. Un altro primo cittadino che fa cambiare il piano regolatore per avvantaggiare un’impresa. Nonché le false concessioni per l’uso di cappelle cimiteriali. È passato giusto un anno, e ci risiamo. Nonostante la cronaca dimostri, casi alla mano, che senza l’abuso d’ufficio le sopraffazioni di tanti amministratori locali devono essere archiviate. Ma la Consulta non cambia idea sull’abrogazione dell’articolo 323 del codice penale che il Guardasigilli Carlo Nordio continua a vantare come una delle sue più grandi imprese giuridiche. Era il 3 luglio 2025 e fu pubblicata la sentenza che metteva ko i sostenitori dell’abuso d’ufficio. Ora rieccoci, contro toghe ostinate che hanno presentato altri ricorsi per casi eclatanti. Ma l’ostinata Corte, a firma del relatore, il vicepresidente Francesco Viganò, nominato da Mattarella nel 2018, penalista della Bocconi che vanta anche esperienza giuridica internazionale, li boccia tutti. Perché nella Convenzione di Merida sulla corruzione non c’è “nessun elemento che autorizza a concludere che lo Stato è obbligato a introdurre l’abuso d’ufficio”. Semmai la valutazione dei benefici e delle conseguenze è affidata alla discrezionalità del legislatore.
Abuso d'ufficio, la Consulta salva ancora l'abrogazione voluta da Nordio: ecco i soprusi che per legge non sono più reato - Il Fatto Quotidiano
I casi oggetto dei ricorsi alla Corte: dal sindaco che assume il figlio saltando la graduatoria al funzionario che avvantaggia l'impresa amica







