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17 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 7:08

La pm che sequestra illegalmente le quote di una società per favorire un imprenditore amico. Il dirigente della Asl che nega il permesso di aprire nuovi ambulatori per evitare concorrenza a quello di suo figlio. I “baroni” universitari che aggiustano i bandi per assumere i loro protetti. Il commissario del concorso in magistratura che cerca di truccare la prova per aiutare un candidato amico. Sono tutti esempi (veri) di soggetti indagati e imputati per abuso d’ufficio e ora scagionati grazie alla legge Nordio, che ha abrogato il reato a partire dall’agosto 2024. A raccoglierli è stata un’assegnista di ricerca dell’Università Statale di Milano, Cecilia Pagella: in un articolo sulla rivista online Sistema penale – diretta dal professor Gian Luigi Gatta – la studiosa passa in rassegna i casi concreti sollevati alla Corte costituzionale dai 14 giudici (inclusa la Cassazione) che hanno sostenuto l’illegittimità della cancellazione della fattispecie per violazione della Convenzione Onu di Merida contro la corruzione. Una tesi rigettata dalla Consulta lo scorso 8 maggio, con il risultato che i procedimenti sospesi in attesa del verdetto – nonostante i (presunti) gravi soprusi commessi – finiranno o sono già finiti in fumo “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Le motivazioni della sentenza saranno depositate a breve, ma lo studio della Statale prende spunto dalle vicende oggetto dei ricorsi per “sottolineare ancora una volta i gravi vuoti di tutela” aperti dalla riforma del ministro della Giustizia, che lascia “sfornite di tutela penale” condotte dal “peso politico-criminale non trascurabile“.