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Ultimo aggiornamento: 8:17

“Ad oggi, ma le cifre sono ovviamente in aumento”, le indagini della Procura di Milano “ha portato a cinquantamila internalizzazioni e ha fatto guadagnare seicento milioni di euro. Mi proporrei come navigator moderno”. Il pm milanese Paolo Storari, che negli ultimi anni ha condotto importanti inchieste su caporalato e sfruttamento del lavoro – l’ultima ha coinvolto il colosso dell’alta moda Tod’s – rivendica i risultati ottenuti, di cui, dice, “lo Stato deve essere orgoglioso“. E risponde alle accuse – arrivate soprattutto dalle imprese indagate – di aver esorbitato dal proprio ruolo: “Qualcuno dirà che è “supplenza” o che ci inventiamo le norme, però, come diceva qualcuno più famoso di me, “carta canta“. E la carta in questo caso canta”, affonda, parlando a un evento organizzato da Magistratura democratica al palazzo di giustizia di Milano (“Appalti, sfruttamento lavorativo e retribuzione costituzionale”), insieme ai giudici Bruno Giordano e Giulia Dossi e alla professoressa dell’Università Statale Lisa Dorigatti. Storari racconta di aver osservato, come effetto dell’intervento giudiziario, anche una tendenza degli imprenditori che esternalizzano il lavoro a cooperative a mettersi in regola spontaneamente: “Numerosi professionisti vengono in ufficio dicendo: “Dottore, io ho un’impresa che si chiama “X”, si sta mettendo a posto”, individuando i fornitori “marci”. E questo è un grande risultato, perché è sempre meglio se lo Stato non interviene, questa è la finalità preventiva delle norme”.