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26 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:48

“La politica sarà chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”. Nel giorno in cui il Parlamento di Bruxelles approva la direttiva anticorruzione, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso risponde così alla domanda se quel testo imporrà all’Italia di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. All’articolo 7, infatti, il provvedimento Ue contiene una norma che obbliga gli Stati membri a prevedere come reato “almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni”: cioè una versione “soft” dell’ex articolo 323 del codice penale italiano, cancellato dalla legge Nordio entrata in vigore ormai quasi due anni fa. Una formulazione frutto di un faticoso compromesso raggiunto a dicembre per ottenere il sì dell’Italia alla direttiva, discussa per quasi tre anni fra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue (è stata elaborata a maggio 2023 sull’onda dello scandalo Qatargate).

In un primo momento, il governo Meloni aveva chiesto di escludere del tutto la norma dal testo legislativo. Ma alla fine ha ottenuto solo di annacquarla per renderla meno simile al vecchio reato italiano, a partire dal titolo: non più “Abuso di funzioni” come nella prima versione, ma “Esercizio illecito di funzioni pubbliche“. In base al testo approvato, poi, gli Stati membri sono obbligati a punire solo “determinate gravi violazioni” di legge, e non più tutte. E soprattutto possono decidere di “limitare l’applicazione” della fattispecie “a determinate categorie di funzionari pubblici”, escludendone altre: ad esempio i sindaci, che hanno spinto per cancellare l’abuso d’ufficio lamentando la mitologica “paura della firma”. Sparisce, inoltre, la necessità che il pubblico ufficiale agisca “per ottenere un vantaggio ingiusto per sé o per un terzo”, espressione quasi identica a quella usata fino al 2024 dal nostro codice penale: nella relazione alla norma, il vantaggio ingiusto diventa un semplice aspetto che gli Stati “possono prendere in considerazione”. Usando queste scappatoie, il governo di Roma potrà provare a sostenere che l’obbligo europeo sia già rispettato dal nostro Paese con altri reati, come la corruzione e la concussione, o anche soltanto l’omissione o rifiuto di atti d’ufficio. Per questo gli europarlamentari di Fratelli d’Italia hanno votato a favore del testo (dopo essersi astenuti in commissione): “L’Italia dispone già di un sistema di reati contro la pubblica amministrazione pienamente idoneo a soddisfare i requisiti Ue”, assicura il meloniano Alessandro Ciriani.