La verità, però, è un’altra. Non solo l’esecutivo non ha svolto il proprio dovere, ma la formulazione approvata, come riportato nell’articolo 7 della stessa, lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità nell’individuazione delle condotte penalmente rilevanti e soprattutto non introduce un obbligo di reintrodurre il reato finito nel mirino dei compagni, in quanto il nostro ordinamento dispone già di un articolato sistema di reati che sanzionano condotte illecite dei pubblici ufficiali, idoneo a soddisfare i requisiti della direttiva. Di conseguenza, è giuridicamente infondato affermare che l’Italia sarà obbligata a reinserire l’abuso d’ufficio. Anzi, in fase di recepimento, non saranno necessari adempimenti da parte dell’Italia.