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22 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 17:45

“La risposta sulla reintroduzione del reato di abuso d’ufficio è nettamente negativa“. Al question time alla Camera, Carlo Nordio risponde così a un’interrogazione del Movimento 5 stelle sull’entrata in vigore della nuova direttiva Ue anticorruzione, che all’articolo 7 obbliga gli Stati membri a prevedere come reato “almeno determinate gravi violazioni di legge“ dei pubblici ufficiali nell’esercizio delle funzioni (una formulazione di compromesso ottenuta dal governo Meloni per dire sì al testo). Secondo il M5s, la norma europea “pone il nostro Paese in una posizione imbarazzante per aver abrogato un reato che ora è vincolato a reintegrare“: “Mentre il governo Meloni arretra nella lotta alla corruzione, per fortuna l’Europa sa bene quanto sia importante contrastare le condotte in cui l’interesse privato schiaccia il bene pubblico. Avete intenzione di reintrodurre il reato o volete esporre l’Italia a una procedura d’infrazione?”, ha chiesto in Aula la deputata Valentina D’Orso, prima firmataria dell’interrogazione. Il ministro della Giustizia, però, nega ogni necessità di intervenire per adeguarsi: “Abbiamo dimostrato all’Europa che sta nella discrezionalità degli Stati predisporre i sistemi anticorruzione, e in questo l’arsenale preventivo e repressivo dell’Italia è il più ricco di tutti“, con “ben 17 fattispecie di reato“, di cui “l’Europa si è detta soddisfatta”. Mentre l’articolo 7 della direttiva, sostiene Nordio, “non ha niente a che vedere” con il reato abrogato in Italia, “perchè non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice e non individua condotte determinate”.