TREVISO - «Le indagini svolte non hanno consentito di raccogliere prove di condotte corruttive, viceversa i fatti evidenziano un sistema di illegalità diffusa nell'assegnazione degli alloggi riconducibile alla fattispecie dell'abuso d'ufficio». Reato però abrogato il 9 agosto 2024 dalla legge Nordio. Da qui la conclusione: «Ne consegue che i fatti, per come accertati, non possono essere puniti». Scriveva così nell'ottobre del 2024 il sostituto procuratore di Treviso Gabriella Cama nella sua richiesta di archiviazione dell'inchiesta per i reati di corruzione e abuso d'ufficio relativa all'assegnazione delle case popolari, vicenda che ha tenuto col fiato sospeso Ca' Sugana per almeno tre anni.

L'iter processuale Richiesta poi accolta dal giudice per le indagini preliminari Marco Biagetti nel gennaio 2025 perché «gli elementi probatori acquisiti non sono sufficienti ed idonei a sostenere in giudizio l'ipotesi accusatoria», questa la motivazione per quanto riguardava l'ipotesi di corruzione. Mentre per l'abuso d'ufficio era già intervenuta l'abrogazione del reato. L'indagine è stata condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri e vedeva 31 indagati, tra cui i componenti dell'ufficio casa del Comune e vari assegnatari di alloggi popolari per lo più della comunità rom. Tutti usciti senza alcuna ombra per quanto riguarda l'ipotesi di reato più grave. Nonostante la montagna di documenti sequestrati, le ore di intercettazioni, le verifiche non è infatti mai emersa nessuna traccia di corruzione con scambio di denaro o favori per ottenere l'alloggio. Ma, dalla lettura delle carte, oggi si apprende che il pm parlava apertamente di abuso d'ufficio, di «concessioni abitative irregolari». Irregolarità però, da agosto 2024 in poi, non più punibili perché il reato non era più considerato tale. Il nodo Cama spiega nella seconda pagina della sua relazione, dopo aver chiarito che le indagini per l'abuso di ufficio «sono state sviluppate con perquisizioni negli uffici comunali e presso le abitazioni degli indagati e sono stati acquisiti numerosi fascicoli di assegnazione di alloggi». Documentazione passata poi al setaccio: «Detti fascicoli sono stati esaminati da un consulente tecnico che ha confermato la presenza di numerose pratiche caratterizzate da difformità di carattere tecnico, amministrative contabili. Si è così appurato come i criteri di assegnazione delle case popolari del comune di Treviso, siano esse in edilizia residenziale pubblica ovvero di proprietà Ater, siano stati influenzati da decisioni non in linea con i dettati normativi tanto da pervenire a concessioni normative irregolari per elusione di graduatorie ovvero per artata emergenza abitativa». Per il magistrato la motivazione "dell'emergenza abitativa" «è stata adoperata in numerosi casi per assegnare alloggi eludendo le regolamentari graduatorie. In altri casi la concessione è avvenuta in assenza di ordinanze di concessione».Le indagini La relazione spiega come è partita l'indagine originariamente tutta incentrata sull'ipotesi della corruzione. Tutto è iniziato «da una segnalazione confidenziale ricevuta dal comando provinciale dei carabinieri di Treviso il 1 marzo 2021 che indicava che "da qualche anno" gli alloggi Erp, ovvero dell'Ater gestiti dall'Ufficio Casa del comune di Treviso, venivano assegnati a discrezione del dirigente senza rispettare le graduatorie fissate dalla partecipazioni ai bandi pubblici e, talvolta, in totale deroga ai requisiti necessari per l'ottenimento dell'alloggio».L'informatore parlava «di ricompense anche in denaro» per poter essere inseriti «in graduatoria utile pur non avendone, in svariati casi, neppure i requisiti minimi poiché possessori di beni mobili di lusso, liquidità nascoste, beni immobili intestati a terzi. Infine la fonte riferiva che il via/vai di richiedenti casa, soprattutto tra nomadi/giostrai del trevigiano, era sempre più intenso in ragione della certezza di ottenere, pagando, il beneficio». Le indagini si sono subito concentrate sull'ipotesi di corruzione dei dipendenti comunali. Gli investigatori hanno quindi iniziato a indagare con un'attività «di intercettazione telefonica, ambientale e telematica». Verifica però che non ha permesso di trovare riscontri oggettivi a supporto dell'ipotizzato reato. Nessuna corruzione insomma.Le intercettazioni In un'intercettazione del 2021 due dipendenti dell'Ufficio Casa parlavano proprio delle voci sulla presunta disponibilità di ottenere corridoi preferenziali in cambio di denaro. E uno dei due ipotizzava che ci fosse qualcuno all'esterno del Comune che millantava conoscenze proprio all'Ufficio Casa offrendosi di aiutare chi cercava alloggio in cambio di soldi. Un dipendente infatti diceva: «Ma questa voce che gira...il timore è che queste persone...o questa persona posso dire...attenzione è una brutta cosa, però lo dico: "mi da a me non so 1000 euro...500 li porto in ufficio e 500 li tengo io..."». E il pm infatti ipotizza: «Non può escludersi che il riferimento al pagamento di somme di denaro ai pubblici ufficiali per ottenere favori sia frutto di millantato credito da parte di soggetti che facendo apparire un'influenza su un pubblico ufficiale ottengano denaro o altra utilità quale prezzo della mediazione verso il pubblico ufficiale. Nulla comunque «suscettibile di alcuna rilevanza penale».Diverso il discorso dell'abuso d'ufficio legato essenzialmente all'eccessivo ricorso all'emergenza abitativa, reato però cancellato dalla riforma del 2024.