A partire dalla crisi finanziaria del 2007-2008, il ruolo della tassazione delle società è stato al centro dell’attenzione pubblica. Il dibattito si è focalizzato sulla dimensione e complessità delle catene del valore globali, sulla crescente importanza degli asset intangibili e sul rapido sviluppo di nuove tecnologie, tutti elementi che hanno messo alla prova il tradizionale modello di allocazione dei profitti e delle potestà impositive tra gli Stati.
La crescente globalizzazione dell’economia e la maggiore facilità rispetto al passato nella ricollocazione dei fattori produttivi a più alto valore aggiunto – sempre più rappresentati da beni immateriali piuttosto che beni fisici – hanno spinto molti Stati ad usare la leva fiscale per attrarre investimenti esteri, innescando una competizione fiscale fra Paesi che è risultata in una riduzione progressiva della tassazione delle società.
Inoltre, i drammatici eventi che hanno contrassegnato l’ultimo quinquennio hanno contribuito ad una spinta all’avvicinamento dei siti produttivi ai mercati di consumo e ad una rivisitazione delle catene logistiche. Fenomeni di onshoring, reshoring o friendshoring si verificano sempre più spesso. L’Italia, oltre al corollario di incentivi per l’acquisto di asset tecnologicamente avanzati (Industry 4.0 ed il nuovo iper-ammortamento), ecosostenibili (Industry 5.0) e legati allo sviluppo e sfruttamento di beni immateriali (credito ricerca, sviluppo ed innovazione; Patent Box), ha introdotto una detassazione parziale dei profitti, proprio allo scopo di favorire il rimpatrio di aziende o rami d’azienda produttivi attualmente collocati fuori dall’UE.








