La digital tax odiata da Donald Trump continua a superare le aspettative del Tesoro, mentre la global minimum tax, in teoria nuovo nuovo pilastro della tassazione internazionale delle multinazionali ma affossata dall’opposizione del tycoon, è un vero e proprio flop e parte con un gettito molto inferiore alle stime. La relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale dello Stato fornisce i primi dati consolidati sulle due imposte.

Nel 2025 quella sui servizi digitali, introdotta in Italia nel 2020 per tassare i ricavi realizzati nel Paese dalle grandi piattaforme tecnologiche con fatturato globale superiore a 750 milioni di euro, ha fruttato 637 milioni di euro, il 40% in più rispetto ai 455 milioni incassati nel 2024. L’imposizione è del 3% sui ricavi lordi derivanti da servizi digitali, come pubblicità online, marketplace digitali, trasmissione di dati degli utenti e piattaforme di intermediazione. Per il terzo anno consecutivo il gettito ha superato le previsioni del governo, ferme a 591 milioni. Secondo la Corte, la crescita conferma la sostanziale solidità dell’imposta. In attesa, scrivono i magistrati contabili, che venga sostituita dalla soluzione multilaterale negoziata in sede Ocse, il cosiddetto Pillar One in base al quale il diritto a tassare gli utili dovrebbe essere ripartito tra tutti i Paesi in cui un gruppo è attivo. Ma quell’ipotesi pare definitivamente tramontata data l’indisponibilità del Congresso Usa – anche durante la presidenza di Joe Biden – ad approvare una norma del genere