Sono 55 i Paesi e i territori che hanno attuato – almeno in parte – l’imposta minima globale. Tutti Paesi che ora si trovano spiazzati dall’intesa raggiunta a fine giugno nel G7 tra le montagne di Kananaskis, in Canada: l’accordo, infatti, prevede l’esenzione dal nuovo tributo per le multinazionali la cui capogruppo ha sede negli Stati Uniti, comprese le grandi aziende tecnologiche (big tech).
Se si aggiunge che la Cina non si è mai impegnata ad applicare l’imposta, si capisce che l’ambizione di arrivare a una tassa “universale” minima del 15% viene vanificata dall’esclusione delle due maggiori economie mondiali.















