di
Serena Palumbo
Ha perso la vista a vent'anni, ma da allora ha trasformato ogni ostacolo in un nuovo punto di partenza. Nel libro «Io e Pancake», edito Rizzoli, racconta il percorso di accettazione della cecità e l'incontro con il suo cane guida
«Mi stupisce sempre che quando si parla di disabilità ci si ritrovi davanti a facce tristi. Ma, per me, è triste chi si ferma. C'è chi non sa guardare: la visione va oltre la vista. E, anche se la mia si è spenta, dentro non ho buio» A parlare è Vanessa Casu, 30 anni, romana. Ha perso la vista a vent'anni, ma da allora ha trasformato ogni ostacolo in un nuovo punto di partenza. Nel libro Io e Pancake (edito Rizzoli) racconta il percorso di accettazione della cecità e l'incontro con il suo cane guida, che le ha cambiato il modo di vivere il mondo.
Qual è stata la prova più difficile da affrontare dopo aver perso la vista?«Più che perdere la vista, ho dovuto imparare a vivere in un modo completamente nuovo. Ho conosciuto la sintesi vocale, quella voce robotica che legge gli schermi, ho imparato a orientarmi senza gli occhi. Ma la sfida più grande è stata il bastone bianco. Non era uno strumento: era il simbolo di una realtà che non riuscivo ancora ad accettare».








