Crescere un figlio significa, prima o poi, lasciarlo andare. Ma cosa accade quando quel figlio è nello spettro autistico e l’autonomia sembra un traguardo lontano, quasi irraggiungibile? Nel suo libro Il volo del tacchino (Ponte alle Grazie), Marina Viola racconta un percorso fatto di smarrimento, fatica e conquista, fino a un esito ancora raro, soprattutto in Italia: una vita indipendente per suo figlio Luca. Un viaggio personale che si trasforma in riflessione collettiva, capace di interrogare non solo le famiglie, ma l’intera società.

Per anni, Marina ha vissuto con la consapevolezza che suo figlio l’avrebbe sorpresa, anticipando i cambiamenti e affrontando anche le situazioni più difficili in modo imprevedibile. Ma la vera svolta arriva circa tre anni fa, quando si è liberato un posto in una casa-famiglia vicino a Boston, dove vivono. “Per 27 anni Luca era stato il centro della mia vita – racconta – e non avevo la più pallida idea di cosa significasse vivere senza di lui”.

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Accettare quella possibilità ha significato affrontare paure profonde, ma anche immaginare, per la prima volta, un futuro diverso: una vita autonoma per lui, e una nuova identità per lei. Più consapevolezza, ma pochi servizi. Negli ultimi decenni si è parlato sempre più di autismo e neurodivergenza. Eppure, secondo Viola, questa maggiore visibilità non si è tradotta in un reale miglioramento dei servizi, soprattutto in Italia. "Il termine “autistico” è diventato comune, ma spesso usato in modo improprio o dispregiativo – osserva– e poi resta vaga, per molti, la comprensione di cosa significhi davvero”.