Un episodio accaduto da bambino, una paura frustrante e limitante con cui però impara a convivere. Finché, un giorno, decide di ragionare da padre e per sua figlia inizia a lavorare su se stesso
di Veronica Mazza
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Per la puntata di oggi della nostra rubrica abbiamo scelto una storia che racconta di una paura apparentemente sciocca, ma invalidante, e di come tutto a un tratto ha deciso di affrontarla. “Ho passato più di trent’anni a evitare i cani. Anche solo vederne uno a distanza mi faceva stare in allerta e mi agitava. La mia vita era fatta di precauzioni, ma anche di rinunce”, ci ha scritto Luca E., un istruttore di fitness di 40 anni che vive a Napoli. “Ho imparato che la paura può essere attraversata, che il controllo non significa sicurezza”, sentenzia invece alla fine della lettera. Ecco come tutto è cambiato. Se volete raccontare la vostra storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, potete scrivere una mail a rinascite@repubblica.it Più che paura, terrore “Ricordo il momento in cui sono stato morso: avevo sei anni, correvo in cortile e un cane di un vicino, inspiegabilmente, mi ha morso al braccio. Me lo sogno ancora, quando sono stressato. La ferita non era grave, ma la paura è rimasta in me. Annidata, tornava su a momenti. Dopo quell’episodio, ogni cane era un pericolo. Crescendo, evitavo qualsiasi situazione in cui potessero esserci animali. Niente parchi, niente passeggiate con amici che avevano cani, persino guardare le foto o i video di cani mi metteva ansia. A volte mi bloccavo anche all’idea di attraversare strade in cui potevano esserci cani liberi. Era frustrante e limitante, ma non sapevo come uscirne, e così ho imparato a convivere con la mia paura. Mi dicevo sempre che era prudenza, ma in realtà stavo vivendo una vita a metà. Limitavo me stesso e, spesso, mi sentivo in colpa per come evitavo situazioni normali. Mi ero costruito una corazza invisibile, una vita fatta di precauzioni e rinunce, convinto che fosse necessario sopravvivere”. Una richiesta che lo mette in crisi “La mia rinascita è iniziata quando mia figlia Sofia mi ha chiesto un cane per il suo compleanno. All’inizio ho cercato scuse: non avevamo abbastanza spazio in casa, non era il momento giusto, nessuno se ne poteva prendere cura perché sia io che mia moglie Lucia lavoriamo tanto. Ma mia figlia continuava a parlarne con entusiasmo, raccontandomi dei cani, dei loro giochi, della compagnia che potevano dare. Vedere la sua gioia mi ha fatto capire che dovevo sforzarmi, che potevo cogliere l’occasione per liberarmi di questa fobia che mi attanagliava fin da piccolo. Di base c’era il desiderio di non limitarla, di non lasciare che la mia paura decidesse per lei. Ma non riuscivo a sbloccarmi”. La presa di coscienza ”Un pomeriggio ho visto mia figlia fiondarsi su un cagnolino in strada per accarezzarlo e mi sono sentito svenire. Quella bambina non mi chiedeva un cane, ma uno sforzo per affrontare le mie paure. In quel momento ho capito che dovevo affrontare il problema, non solo per me, ma per permettere a mia figlia di vivere esperienze normali. Ho cominciato a piccoli passi, il primo è stato seguire un percorso terapeutico che pian piano mi ha aiutato a uscirne. È stato un processo fatto di piccole conquiste: guardare video di cani senza avere angoscia, poi ho iniziato a osservarli da lontano nei parchi. Ogni volta sentivo il battito aumentare, le mani sudare, la testa piena di immagini di morsi e pericoli. Ma invece di scappare, restavo, respirando lentamente, concentrandomi sul fatto che la maggior parte dei cani è amichevole e controllata dai padroni. Ho imparato a distinguere tra pericolo reale e paura irrazionale”. Affrontare la paura per amore “Il giorno in cui abbiamo deciso di adottare il nostro cane, Max, ero terrorizzato, lo ammetto. Lo guardavo e pensavo: ‘Non posso farlo, non sopravviverò’. Ma poi ho visto negli occhi di Sofia la fiducia, l’attesa, l’innocenza che meritava di vivere quell’esperienza. Con noi c’era anche mia moglie Lucia, che mi ha sempre confortato e incoraggiato: lei sarebbe stata al mio fianco anche in questa situazione. Ho respirato a fondo e, forte dei consigli di un educatore cinofilo che avevo contattato, passo dopo passo ho imparato a interagire con lui. Le prime passeggiate erano tremolanti: io attento a ogni movimento, Max curioso e gioioso, Sofia radiosa. Ogni volta che affrontavo un episodio di ansia riuscivo a contenerla, a respirare, a concentrarmi sul momento. Non era facile, ma la costanza mi ha permesso di abituarmi gradualmente alla sua presenza, di superare il trauma del morso e la paura accumulata negli anni. Oggi non posso dire che non provo più agitazione quando vedo un cane sconosciuto, ma so come gestirla. Ho imparato che la paura può essere attraversata, che il controllo non significa sicurezza, e che affrontare i demoni del passato può regalare libertà. Sofia e Max hanno trasformato la mia vita: grazie a loro, posso godere di momenti semplici, felici, senza essere schiavo della paura. La mia rinascita è stata questo: scoprire che affrontare ciò che temevo di più può diventare un atto d’amore, e che il coraggio cresce quando proteggi chi ami”.






