La nostra lettrice racconta come le paure della figlia quattordicenne si siano manifestate in momenti di cambiamento personale e familiare e come cerchi di ascoltarla senza amplificare il fenomeno

di Stefania Medetti

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«Per molto tempo ho pensato che quella di mia figlia fosse semplicemente una fobia», racconta Rossella, mamma di Iside, 14 anni, che vive con lei dopo la separazione dal padre (i nomi sono di fantasia, ndr). «Poi ho cominciato a notare che le sue paure cambiavano forma, oggetto, intensità. Arrivavano, prendevano spazio e, così come erano comparse, all’improvviso sparivano». La prima volta è successo quando Iside era piccola. «Premesso che io, da bambina, ho sempre avuto paura dei ragni e delle cimici, credo che, in parte, mia figlia l’abbia preso questa tendenza da me». Un episodio in particolare è rimasto impresso: «Iside avrà avuto attorno ai quattro - cinque anni, eravamo in campagna, stavamo per entrare in casa quando all’esterno ha visto una fila di processionarie ed è subito corsa da me, si è rifugiata in macchina e non voleva più scendere. Era terrorizzata». Dopo le processionarie, le paure hanno trovato nuovi sbocchi. «Ogni volta sembrava che l’oggetto della sua fobia, del suo disgusto, fosse una cosa insopportabile». Rossella ha notato che questi episodi hanno spesso coinciso con momenti di instabilità familiare: «Quando io e suo padre ci siamo separati, Iside aveva otto anni. In quel periodo, era estate, eravamo in Sardegna ed è comparsa una forte avversione per i gechi che aveva visto attaccati a una tenda di plastica in un corridoio». Per tutta l’estate, ogni sera, la mamma ha dovuto assicurare alla figlia che non ci fossero gechi in casa. Se vuoi mandare la tua storia, scrivi a teentalk@repubblica.it la redazione la valuterà per la pubblicazione.