ll mondo di Vanessa Casu è fatto di musica, parole, sport e creatività. Ha trent’anni, è romana, cantautrice, batterista, compositrice, content creator, laureata in Comunicazione, Media e Giornalismo alla Sapienza e atleta di kickboxing cintura nera. A causa dell’artrite reumatoide diagnosticatale da bambina, ha perso progressivamente la vista fino a diventare completamente non vedente intorno ai vent’anni. Un cambiamento profondo, che avrebbe potuto tracciare un confine insuperabile, ma che è diventato invece il punto di partenza per reinventarsi. Ed è proprio qui, nel momento in cui bisognava imparare a muoversi in un mondo del tutto nuovo, che entra in gioco Pancake.

È proprio il rapporto con la sua “bimba con i peli” il cuore di Io e Pancake, il libro uscito il 30 giugno per Rizzoli. Ma com’è nata l’idea di questo racconto? A spiegarlo a Il Fatto Quotidiano è la stessa Vanessa: “Ho sempre detto che prima di scrivere un libro volevo il lieto fine. Per poi capire che il lieto fine sono io. Il lieto fine è tutto questo: è quello che sono diventata, è Pancake, è la mia vita oggi in cui sono completamente indipendente. Quando ho iniziato a fare il mio format sui social, che ha cominciato ad andare bene, mi hanno bussato alla porta, diverse case editrici. Ho scelto la migliore, la persona che si era davvero innamorata della mia storia e del rapporto tra me e Pancake, un legame che si capisce essere vero. Ci sono cose che non si possono fingere”. Ed è da qui che nasce la distinzione fondamentale tra il raccontare una diagnosi e il raccontare la propria esistenza: “Io e Pancake” non è il libro sulla mia storia, è il libro sulla mia vita. Sono cose diverse. La mia storia significa raccontare il processo della malattia. Io invece voglio raccontare come guardo la vita, come vivo, ci sono tutte le mie riflessioni. Il concetto di visione va oltre la vista”.