Solo un’Europa che esce dall’irrilevanza geopolitica può fare, sul piano politico, quello che la Chiesa fa sul piano spirituale: tenere aperti i canali di dialogo con chi non la pensa come lei, promuovere un multilateralismo cooperativo, offrire un modello di riconciliazione credibile, non perché lo predica con più insistenza, ma perché ha la forza politica perché quel modello venga preso sul serio. L’analisi di Alberto Pagani, docente a contratto di Geopolitica e Geostrategia all’Università di Bologna

Il 1° luglio, a Écône, la Fraternità San Pio X consacra quattro vescovi senza mandato pontificio, sfidando l’ultimo appello di Leone XIV. Scatta la scomunica automatica prevista dal diritto canonico. È solo uno dei tanti fatti emblematici di un’epoca in cui comunità e Stati, quando percepiscono una minaccia al proprio ordine, scelgono di rifugiarsi nell’identità e di nascondersi dietro lo stato di necessità: la Russia che invoca la sopravvivenza del proprio spazio imperiale, Washington che liquida il multilateralismo come vincolo insopportabile, ogni forma di fortezza che preferisce l’isolamento alla regola condivisa. Lo scisma lefebvriano ne è la versione più piccola e più nitida: la stessa sintassi psicologica dell’assedio, applicata a un seminario svizzero invece che a un confine.