Ogni anno negli Stati Uniti le sentenze più importanti della corte suprema arrivano negli ultimi giorni di giugno, poco prima che il tribunale si fermi per la pausa estiva. È il momento in cui vengono annunciate le decisioni che hanno richiesto più tempo, e che di solito suscitano anche più discussioni. Quest’anno i giudici avevano sul tavolo questioni cruciali: dai limiti del potere presidenziale all’immigrazione, dal diritto di voto alle armi, fino alla responsabilità delle grandi aziende. Hanno preso decisioni che avranno conseguenze enormi.
Prima bisogna fare una breve premessa per spiegare perché queste sentenze sono così importanti. Negli ultimi anni la corte suprema è diventata uno dei principali campi di battaglia della politica statunitense. Molte delle questioni più divisive – dall’aborto alle armi, dall’immigrazione ai poteri del presidente – finiscono ormai davanti ai nove giudici della corte.
Le loro sentenze non risolvono solo controversie giuridiche ma stabiliscono quali sono i limiti entro cui possono muoversi il congresso, la Casa Bianca e le agenzie federali, e restano in vigore per decenni, perché possono essere superate solo da una nuova decisione della corte o da un emendamento costituzionale approvato dal congresso, un’eventualità rarissima. Anche per questo ogni nomina di un nuovo giudice è molto seguita ed è oggetto di scontro tra i partiti: i giudici sono scelti dal presidente, confermati dal senato e restano in carica a vita, spesso ben oltre la fine del mandato di chi li ha nominati.












