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Si chiude con una sconfitta per l'amministrazione Trump un ciclo di decisioni della Corte Suprema che ha regalato al presidente statunitense alcune vittorie fondamentali, consentendogli di ampliare i suoi poteri: in una sentenza molto attesa, i giudici hanno stabilito che l’amministrazione non può, tramite ordine esecutivo, cancellare lo ius soli, che prevede la cittadinanza per tutte le persone nate su suolo statunitense, in quanto questo diritto è garantito dalla Costituzione. Il presidente ha definito la decisione “cattiva per il paese” e ha chiesto al Congresso di legiferare sul tema. Non basta, però, una semplice legge per cambiare le cose, ma un emendamento costituzionale, quasi impossibile da ottenere.

L’intervento della Corte si è reso necessario dopo un ordine esecutivo risalente all’inizio del secondo mandato di Trump, che negava la cittadinanza ai figli di immigrati illegali e di chi si trovava temporaneamente sul territorio statunitense. L’ordine non è mai entrato in vigore perché subito bloccato dalle corti inferiori ed è arrivato quindi all’attenzione della Corte Suprema.

La decisione si è basata sull’interpretazione del quattordicesimo emendamento alla Costituzione secondo il quale tutte le persone nate negli Stati Uniti sono cittadini americani. Per i giudici che hanno dissentito, schierandosi quindi con l’amministrazione, l’emendamento riguardava soltanto una peculiare categoria di cittadini: gli afroamericani precedentemente resi schiavi e i loro discendenti, a cui era stato negato il diritto alla cittadinanza da una precedente sentenza della Corte. Già nel 1898 il tema dello ius soli era stato posto all’attenzione della Corte suprema: in quel caso era stato stabilito che un bambino nato a San Francisco da genitori cinesi era a pieno diritto un cittadino americano. Quello che vari esperti hanno fatto notare è che la decisione è stata ben più combattuta del previsto. Ben quattro giudici, infatti, hanno esplicitamente dichiarato che la Costituzione non afferma quello che per più di un secolo abbiamo ritenuto certo e con precedenti a supporto. Tra questi, due giudici votano con costanza favorevolmente alle richieste di Trump, Samuel Alito e Clarence Thomas.