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Viviana Mazza

Il riassetto dei poteri: c’è chi parla di «governo dei magistrati». Non è la prima volta che la Corte Suprema si trova a prendere decisioni politicamente bollenti: dalla schiavitù al New Deal, dai matrimoni gay all’aborto

DALLA NOSTRA INVIATAWASHINGTON - La Corte suprema non si è fermata un attimo quest’anno: i nove giudici, per la maggioranza conservatori (tre dei quali nominati da Trump), hanno emanato verdetti di enorme impatto, che hanno esteso alcuni poteri del presidente, mentre lo hanno frenato per alcuni aspetti. Prima della decisione sullo ius soli, la Corte aveva regalato ai conservatori tre grosse vittorie in due giorni: consentendo al presidente di licenziare i capi di agenzie governative semi-indipendenti (ma tracciando una linea rossa per difendere l’indipendenza della Fed); rimuovendo i limiti alla spesa elettorale e riducendo i diritti delle persone transgender. Ma nel caso che per Trump contava di più — decidere chi diventa cittadino degli Stati Uniti — i giudici lo hanno bloccato. Non è la prima volta che la Corte lo fa: a febbraio la maggioranza dei giudici ha deciso che il presidente ha oltrepassato la sua autorità imponendo dazi globali usando una legge federale riservata alle emergenze nazionali. Trump si infuriò contro i giudici da lui nominati.