TREVISO - Un telefono calato dall'alto, forse agganciato a un drone, per superare le mura del carcere e finire nelle mani dei detenuti. È questa una delle ipotesi sul cellulare utilizzato all'interno della casa circondariale di Santa Bona per girare il video con Chakaloko e due detenuti indicati come presunti killer di Francesco Favaretto. Un filmato che ha provocato indignazione pubblica e ha riacceso il tema della sicurezza nell'istituto trevigiano. Secondo il Sappe, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, l'ipotesi del drone è tutt'altro che marginale. La criminalità, spiega il sindacato, si muove ormai con strumenti sempre più rapidi e difficili da intercettare. «La criminalità corre molto veloce sul piano tecnologico - dichiara Giovanni Vona, segretario Sappe per il Triveneto -. Se chi è fuori riesce a coordinarsi con chi è dentro, basta creare una distrazione o approfittare di un momento di movimento per far arrivare materiale non consentito. Con il personale ridotto, controllare tutto diventa complicatissimo».

SOVRAFFOLLAMENTO «La casa circondariale di Treviso vive una situazione molto pesante - prosegue Vona -. Da una parte c'è un sovraffollamento che arriva al 170% della capienza prevista, dall'altra una carenza di personale che continua a essere sottovalutata. L'amministrazione sostiene che l'organico sia sostanzialmente coperto, ma la realtà dei turni, degli straordinari e delle ferie arretrate racconta altro. Sulla carta a Treviso sarebbero previsti 111 agenti e quelli amministrati sarebbero 109. Un numero che, letto da solo, potrebbe far pensare a un organico quasi completo. Ma questa fotografia non tiene conto delle esigenze effettive del carcere: posti da coprire 24 ore su 24, detenuti oltre la capienza, assenze e ferie da smaltire. A Treviso servirebbero almeno trenta agenti in più per garantire un servizio di sicurezza adeguato. Invece il personale è costretto a coprire più posti di servizio, a fare straordinari obbligatori e a rinviare le ferie». LA CARENZA Resterebbero infatti giorni da smaltire riferiti non solo all'anno in corso, ma anche al 2024 e al 2025. «Le ferie dovrebbero essere smaltite nei tempi previsti - sottolinea Vona -. Se invece si accumulano per anni significa che il sistema non riesce a reggere.. Un altro nodo riguarda le figure apicali, cioè chi deve coordinare i turni, gestire le emergenze, intervenire nei momenti critici e dare indicazioni agli agenti. Qui la carenza arriva circa il 67%. Senza questi punti di riferimento, il peso ricade ancora di più sugli agenti in sezione».