ROVIGO - È appena calato il buio, sabato, nella campagna polesana, dove sorge come una cattedrale nel deserto il nuovo carcere di Rovigo. Il drone arriva basso, supera il muro di cinta e atterra a pochi metri dal cortile dove i detenuti di giorno si godono l’ora d’aria. È in quel momento che scatta l’intervento della polizia Penitenziaria. Gli agenti sono già sul posto, pronti a intervenire: non è un controllo casuale, ma il punto di arrivo di un’attività di indagine avviata nelle settimane precedenti per stroncare il traffico di droga e cellulari all’interno della casa circondariale. In quattro finiscono in carcere.
Il Reparto della casa circondariale aveva raccolto elementi su un possibile tentativo di introduzione di materiale illecito. Un tema particolarmente caldo in questi giorni, dopo la super operazione, poco più di una settimana fa, a Padova dove il Nic, nucleo investigativo regionale, aveva scoperto un’articolata rete di spaccio di cocaina e di introduzione di cellulari al due Palazzi. Per questo motivo l’attenzione anche negli altri carceri veneti è salita alle stelle: quando emerge che quattro persone, già nel mirino, stanno per raggiungere Rovigo, la Penitenziaria si attiva. Il sospetto diventa certezza: con l’utilizzo di un drone i quattro trasportano all’interno dell’istituto telefoni cellulari e hashish. Gli agenti della polizia penitenziaria sono già lì: da giorni seguono movimenti, incrociano informazioni, aspettano quel segnale. Quando capiscono che i quattro stanno arrivando a Rovigo per tentare l’operazione, decidono di intervenire. E aspettano il momento giusto, quello in cui il drone entra in azione.






