Il drone utilizzato per introdurre droga e telefoni nel carcere di Bergamo
Traffico di droga e telefoni all'interno del carcere, con consegne organizzate all'esterno e comunicazioni in codice per eludere i controlli. È il quadro ricostruito dalla squadra mobile di Bergamo nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Mirko Vacante, 42 anni ed ex latitante, che è stato trasferito nel carcere di Opera per la sua "spregiudicatezza", e della compagna D.V., finita ai domiciliari perché madre di due bambini piccoli.
Nelle conversazioni intercettate tra i due, hashish e cocaina venivano indicate con i nomi in codice – "Giorgio" e "Barbara" – anche se in diverse telefonate e durante alcuni colloqui in carcere i due avrebbero parlato apertamente di droga, quantità e prezzi. In particolare, dopo un incontro nel carcere di via Gleno, il 2 aprile 2024, Vacante avrebbe raccontato alla compagna gli effetti della sostanza assunta, aggiungendo poi l'intenzione di rivenderla a 600 euro. In un'altra conversazione con un parente avrebbe anche affermato: "Qui dentro faccio i milioni". Davanti al gip Riccardo Moreschi, entrambi hanno poi ammesso le proprie responsabilità. Vacante si è assunto il peso maggiore delle accuse, sostenendo di aver imposto alla compagna il compito di reperire la droga, introdurla in carcere e gestire i pagamenti legati allo spaccio. L'indagine rappresenta il primo filone di un'inchiesta più ampia coordinata dalla procura di Bergamo che nei giorni scorsi ha visto anche un'operazione dei carabinieri nel nucleo investigativo. Al centro un sistema collaudato per far entrare nel carcere sostanze stupefacenti e telefoni attraverso pacchi destinati ai detenuti oppure durante i colloqui.







