Reggio Emilia, 1 luglio 2026 – “Lo conoscevamo come cliente da oltre 20 anni. Mai avuto problemi, sembrava normalissimo”. Mentre viene sentita dagli inquirenti all’ospedale, trapela lo stupore di Antonella Stipa, 52 anni, rimasta ferita nel tentativo di difendere il fratello Raffaele dall’aggressione con conseguenze letali.

Il 43enne Andrea Pellati, arrestato per omicidio volontario aggravato da premeditazione e futili motivi, e la vittima abitavano a pochi metri di distanza, in mezzo la pizzeria ‘Yoghi’: in quel pezzo di quartiere tutti si conoscevano. Pellati abita in un palazzone chiaro in via Maiella 12: ha alternato in questi anni problemi con la giustizia e un percorso di cura per problemi psichiatrici, a momenti in apparenza tranquilli.

La comunità sotto choc

"Lui stesso talvolta diceva: ‘Sono in cura per la schizofrenia’. Era venuto ad aiutarmi in qualche commissione per la mia attività”, racconta Lisa Bonfiglio, titolare della gastronomia in via Gran Sasso d’Italia, a pochi passi dallo ‘Yoghi’. Pur con le differenze delle singole vicende, torna il problema delle persone con problemi psichiatrici che esplodono con conseguenze distruttive, come a Modena con l’investimento sulla folla e a Reggio con l’arresto di Jaber Naggay per ipotesi terroristica. Il delitto in pizzeria