L'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Andrea Pellati ha svelato un particolare della sua storia clinica recente, che ha lasciato sconcertati i figli di Raffaele Stipa, il pizzaiolo di Reggio Emilia che ha ucciso lunedì sera, quando si è rifiutato di fargli credito. Una settimana fa, il 43enne ha avuto una crisi violenta in centro a Firenze. I paramedici e le forze dell'ordine intervenuti per calmarlo, hanno chiamato al telefono lo psichiatra che l'aveva in cura e hanno deciso di procedere a un trattamento sanitario obbligatorio. Qualcosa però è andato storto nella catena decisionale, che prevede la firma di quattro professionisti e l'approvazione a stretto giro da parte di un giudice. Così, non è stato somministrato alcun Tso, né si è proceduto al ricovero coatto dell'uomo che, di lì a poco, oltre a colpire a morte Stipa, avrebbe anche pugnalato quattro volte sua sorella Antonella.Mentre le ferite della titolare della pizzeria Yoghi sono in via di guarigione, i due figli della vittima e gli altri parenti hanno reagito alla notizia dicendo: «Una persona come quella non doveva essere a piede libero. Vogliamo che sia fatta giustizia: servono i manicomi, gli istituti dove queste persone possano ricevere l’aiuto necessario». L'azienda sanitaria di Reggio Emilia ha confermato di aver avuto in cura l'uomo, che aveva anche precedenti per spaccio e uso di droghe, fino al 25 maggio scorso, quando Pellati ha smesso di andare alle visite, dicendo di preferire le cure di uno psichiatra privato.Le diagnosi e i rapporti medici stilati in un percorso incominciato nel 2011, quando effettivamente subì un Tso a Roma e fu trasferito in clinica a Reggio Emilia, non avevano finora rilevato un quadro di pericolosità sociale del soggetto. La stessa Antonella Stipa, dal letto d'ospedale, ha dichiarato alla Gazzetta di Reggio che sia lei che il fratello conoscevano Andrea Pellati da 25 anni, che «è un cliente abituale e non aveva mai dato problemi finora». Tuttavia, l'edizione reggiana de Il Resto del Carlino cita le cartelle cliniche e racconta che il suo psichiatra aveva rilevato un quadro grave. «La sua carsa adesione alla terapia farmacologica - spiega il medico - gli ha provocato ideazioni deliranti e angosciose, la visione di un mondo diabolico, debordante di perversione e cattiveria, da cui crede di doversi difendere».La patologia diagnosticata è «schizofrenia paranoide», un disturbo che Pellati sarebbe stato in grado di gestire, finché un viaggio recente a Napoli lo avrebbe portato a «una fase di scompenso». «Pellati - sottolineava ancora il suo psichiatra prima del delitto - è una persona intelligente, che sarebbe capace di dissimulare le sue condizioni». Nell'interrogatorio di garanzia realizzato ieri, non ha proferito una sola parola agli inquirenti e il suo arresto è stato convalidato, con l'accusa di omicidio volontario e lesioni, il tutto aggravato dai futili motivi.