La storia dell’ex sindacalista della Cgil in Ferrovie e della sua scalata ai vertici del gruppo ricordata dall’amico: «Rispetto per lo Stato mostrato anche nel giorno della condanna»

C’è una domanda che Mauro Moretti ama rivolgere a chi lo incalza sulle scelte della sua lunga carriera: «Che cosa sarebbe oggi l’Italia senza l’alta velocità?». La domanda è retorica, ma non banale. È il manifesto di un uomo che ha attraversato mezzo secolo di storia industriale e infrastrutturale del Paese, sempre dall’interno, sempre convinto che i sistemi complessi si cambino non dall’esterno ma da dentro. Un bullone alla volta, un treno alla volta, un’azienda alla volta. Mauro Moretti è nato il 29 ottobre 1953 a Rimini. Laureato con lode in Ingegneria Elettrotecnica a Bologna nel 1977, l’anno successivo vince un concorso pubblico e inizia la sua carriera come quadro presso l’Officina Trazione Elettrica di Bologna. Un inizio concreto, di quelli che profumano di grasso e metallo, lontano dai salotti romani dove si decidevano i destini delle partecipate di Stato. È il periodo dove nasce il quarto Governo Andreotti e da lì a poco verrà rapito Aldo Moro. Un clima dinamico e terrificante.

L’esperienza da sindacalista della Cgil ai tempi di Luciano Lama