Caro direttore, la condanna del già amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti è un caso da manuale: di giustizia o di giustizialismo? I dubbi non mancano. Cordialmente, Angelo CampagnerLa risposta del direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, domanda difficile e insidiosa. Innanzitutto credo che non bisogna dimenticare che a Viareggio 17 anni fa morirono 32 persone e centinaia furono i feriti. Sono loro e i loro famigliari che, innanzitutto, avevano diritto ad avere giustizia. Inoltre va ricordato che la sentenza per quella strage è arrivata dopo 7 processi che hanno analizzato e valutato i fatti: gli imputati hanno avuto la possibilità di difendersi e di far valere le loro ragioni in tutte le sedi fino alla pronuncia della Cassazione dell'altro ieri. Ma certamente, sopratutto per ciò che riguarda la condanna a 5 anni dell'ex amministratore delegato Mauro Moretti, questo è un processo destinato a far discutere ancora. Perché ha introdotto un principio: che l'amministratore delegato di un'azienda da migliaia di dipendenti possa essere considerato un responsabile diretto di una strage come quella di Viareggio, pur non essendo emerse durante il processo sue colpe specifiche, suoi interventi o sue omissioni tra le cause che hanno determinato la strage di Viareggio. Moretti è stato condannato per quell'incidente ferroviario in quanto capo delle Ferrovie dello Stato. Possiamo parlare di giustizialismo come lei chiede? Non so dare una risposta. Ma è inevitabile che una sentenza di questo tipo E questo sollevi interrogativi e dubbi. Moretti dal canto suo, e in coerenza con il suo carattere, era così convinto della sua innocenza da rifiutare la prescrizione per due dei tre reati (per il terzo non era prevista) di cui era imputato. Cioè non ha sfruttato le opportunità che la legge gli metteva a disposizione per ottenere una riduzione di pena e che in caso di condanna gli avrebbero evitato il carcere dove invece da ieri è detenuto. Un comportamento non comune e che merita comunque rispetto.