Dodici minuti di telefonata e poi un messaggio rassicurante: «Tesoro, io ci sono sempre». Mentre la relazione tossica con il suo ex si faceva sempre più asfissiante, Martina Carbonaro riuscì a trovare ascolto in una professoressa dell’istituto alberghiero dove aveva appena concluso il primo anno. Ci sono anche questi messaggi, fra quelli selezionati dai carabinieri durante le indagini sul femminicidio della ragazzina di Afragola assassinata a colpi di pietra, a soli 14 anni, dal diciottenne Alessio Tucci.

E quei dialoghi sono forse tra gli ultimi momenti di serenità e conforto per Martina nel pieno di giorni di profondo turbamento interiore. Non tanto perché il disagio dell’età adolescenziale rendeva inevitabilmente più complicato il dialogo in famiglia, ma soprattutto perché il clima quotidiano era avvelenato dalle pressioni ogni giorno più insistenti di Tucci che non si rassegnava alla fine della loro relazione.

Martina, è emerso dalle indagini, si confidava talvolta con l’Intelligenza Artificiale, rivolgendo quesiti a ChatGpt come se fosse un’amica del cuore. Ma il 16 maggio 2025 chiese aiuto anche a un’insegnante. Quel giorno i messaggi di Alessio sono martellanti. Le chiede un ultimo appuntamento, la implora di non lasciarlo. Chiede scusa, promette di essere pronto a lasciarle «i suoi spazi». Martina è tormentata. «Alessio, non so se ti amo, perché non capisci», gli risponde.