Messaggi intensi che scandiscono la fine di un rapporto. Messaggi tra Martina e Alessio, in un rapporto che volge al termine. Siamo tra il 16 e il 17 maggio scorso, quando si consuma un crescendo di tensione, un tentativo di riappacificarsi da parte di Alessio, ma anche minacce e offese, insinuazioni e intimidazioni verso la ragazzina. Aula 116, siamo in Corte di Assise (presidente Maurizio Conte, a latere Paola Scandone), sono decine le chat ripercorse dai carabinieri nel corso del processo che vede imputato il ventenne Alessio Tucci (assistito dal penalista Mario Mangazzo). La memoria torna al 16 e al 17 maggio del 2025, dieci giorni prima dell’omicidio e del tentativo di far sparire il cadavere della 14enne Martina Carbonaro.

Escalation Messaggi che, se letti ora, diventano agghiaccianti. Da un lato, Alessio giura a Martina la sua volontà di «uccidere» la fidanzata, «morirai per amore», qualora la ragazza avesse ancora chattato con un altro ragazzo (tale Federico); dall’altro si nota la determinazione di Martina, che non accetta di subire offese e minacce: «Alessio, mi fai paura, come potrei tornare con te? Lasciami perdere». Un lungo racconto ricavato dalle chat, dalle interazioni sui social, ma anche da una frontiera oggi ordinaria per tanti ragazzi che hanno la stessa età della studentessa di Afragola: «Martina aveva interrogato ChatGpt, nel tentativo di fare chiarezza di fronte alle pressioni dell’ex fidanzato. Intelligenza artificiale Chiedeva all’A.I.: «Perché ho paura di dargli il cellulare?». È anche vero che in quei giorni, è ancora Martina ad aver chiesto consigli a una sua professoressa, «pregandole di parlare un attimo, perché non riusciva a gestire la sua situazione». Purtroppo messaggi caduti nel vuoto. Ma torniamo alle chat lette dai carabinieri in aula. È il 16 maggio. Martina: «Non mi piace nessuno non voglio stare con nessuno, voglio stare sola»; Alessio: «Sto piangendo, ti prometto che cambio, non mangio. Dammi un’altra possibilità, sto perdendo la donna della mia vita»; Martina: «Ok ma io sono cambiata, mi manchi anche tu, ma non voglio andare avanti». C’è un tentativo di riappacificazione, i due mangiano assieme, ma in nottata Alessio insiste nel controllare la vita (e i social) di Martina. Ecco cosa accade a partire dalle 22.38 del 16 maggio. Alessio: «Stai attenta a quello che fai, vado dove sta lui (riferimento a un contatto social di Martina), vado dove sta sta, e sul bene di mia nonna...». Alle 22.47, ancora minacce: «Te l’ho giurato su mia nonna che è morta. Vado con i miei amici vado con i coltelli dovunque lui sia, se continui a scrivere con questo ragazzo, sono contento: poi non ti metti più a scrivere... con i coltelli dove sta sta... spero che gli scriverai perché non sai quello che sono capace di fare». Poi le parole che fanno cadere il gelo nell’aula di giustizia, quelle pronunciate dal maresciallo rispondendo alle domande del pm Della Valle: Alessio: «Continua a fare la troia, ti sei fissata con questo, appost, il Karma esiste, Martina devi morire per amore». Il giorno dopo ha inizio il tentativo di Alessio di mostrarsi amichevole per rientrare in possesso del controllo della vita della sua ragazza. Il giorno dopo, siamo al 17 maggio del 2025, nelle prime ore della mattinata. Martina probabilmente non ha chiuso occhi ed è determinata a chiudere i conti con quel ragazzo che continua ad impedirle anche una semplice conversazione con un altro ragazzo. Martina: «Il tuo tono mi fa paura, non posso più andare avanti»; e ancora: «Devi rispettare la mia cazzo di decisione (quella di chiudere il rapporto)»; Alessio: «Va bene, non posso costringere una ragazza ad amarmi veramente». Pochi giorni dopo, la storia entra in un buco nero. È lunedì 26 maggio, quando Martina si sente affrancata e va a fare una passeggiata con una amica. Corso Garibaldi ad Afragola, un gelato, poi l’incontro con Alessio, che chiede a Martina di seguirlo nell’edificio Moccia, palazzina abbandonata e piena di rifiuti. Omicidio e messa in scena. Alessio cercherà di aiutare i genitori di Martina nella ricerca della ragazza, provando ad allontanare da sè i sospetti. C’è spazio per un giallo, secondo quanto viene messo in risalto dall’avvocato Sergio Pisani (che assiste i coniugi Marcello Carbonaro e Enza Cossentino, genitori di Martina): due sagome nel casolare Moccia, prima che spuntasse il corpo della piccola. Hanno provato a rimuovere il corpo? Avevano una torcia, ci sono dei complici in questa storia?».