Napoli, 26 giugno 2026 – Martina Carbonaro aveva paura dell'ex Alessio Tucci, che l'ha uccisa il 26 maggio dell'anno scorso, ma si confidava solo con l'intelligenza artificiale, scrivendole: "Ciao chat, volevo chiederti come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?". I due aspetti sono emersi oggi nel corso del processo a carico del giovane davanti alla Corte di Assise di Napoli. Dall'analisi delle chat fittissime intercorse tra i due – ben 168mila messaggi, tra audio e file di vario tipo – traspare una gelosia reciproca.
L'analisi delle chat
Secondo quanto riferito in aula da uno dei carabinieri che ha condotto le ricerche e le successive indagini, il 9 maggio 2025 la vittima e l'imputato iniziano a discutere su uno schiaffo ricevuto da Martina che le aveva anche provocato la rottura degli occhiali. "Martina, nonostante avesse ragione, perché aveva ricevuto uno schiaffo – ha spiegato il militare – è lei che chiede scusa, per averlo trattato male dopo lo schiaffo, perché si è ribellata al comportamento di Alessio. Martina non aveva un rapporto confidenziale con la famiglia e neanche con le amiche di scuola. Nessuno forse era a conoscenza del reale rapporto con Tucci".
Carbonaro usa più volte l'espressione "mi fai paura" rivolgendosi all'ex, attualmente in carcere a Secondigliano. Dalle conversazioni emerge anche che la quattordicenne, a un certo punto, aveva allacciato un rapporto sentimentale con un altro ragazzo, fortemente stigmatizzato da Alessio: "dopo due anni arriva questo che mi rovina la vita" e dopo una serie di conversazioni piuttosto accese ("Il karma esiste, devi morire per amore", le scrive l'ex) Tucci appare più accomodante. Un atteggiamento, secondo il carabiniere ascoltato oggi come testimone, finalizzato a tenere sotto controllo via social la sua ex a cui chiede di accettare le richieste di amicizia formulate su diverse piattaforme. La madre di Martina Carbonaro, Fiorenza Cossentino, mostra la foto della figlia uccisa dall'ex fuori dal palazzo di giustizia di Napoli (Ansa)










