La giovane è stata uccisa ad Afragola dall'ex fidanzato, Alessio Tucci, reo confesso, il 26 maggio scorso. Oggi si è svolta l'udienza del processo davanti alla Corte di Assise di Napoli
«Ciao Chat, volevo chiederti una cosa, perché ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?». È una delle domande che Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall’ex fidanzato Alessio Tucci, reo confesso, ad Afragola il 26 maggio 2026, aveva rivolto all’Ai, con cui si confidava spesso. A parlare nella prima udienza del processo contro 19enne è uno dei carabinieri che ha condotto le ricerche del corpo della giovane, trovato sotto un cumulo di vecchie masserizie in un casolare abbandonato, e le successive indagini sul femminicidio. Dalle conversazioni con il chatbot emerge il racconto di una relazione segnata da controllo e paura. «Oggi abbiamo avuto una discussione, ha detto che voleva controllare il mio cellulare», scriveva Martina, spiegando di essersi sentita in ansia pur non avendo «fatto nulla». In un altro passaggio ricorda un litigio nato dopo aver ricevuto una foto di Alessio insieme a un’altra ragazza in una casa abbandonata. «È stata dura perdonarlo», racconta, aggiungendo che gli amici del ragazzo avevano minimizzato l’accaduto, mentre se fosse stata lei a comportarsi allo stesso modo «sarebbe successo il finimondo» e sarebbe stata giudicata «una poco di buono».









