“Facciamo la storia”. È questa la frase che, secondo gli atti dell’ordinanza, sintetizza meglio di tutte lo spirito con cui gli indagati raccontavano l’attentato contro Sigfrido Ranucci. Non un’azione da nascondere, ma un episodio da rivendicare, rielaborare, persino celebrare. Le intercettazioni diventano così il filo che collega la dinamica del 16 ottobre 2025 allo “spessore criminale” del gruppo e ai rapporti con chi, dall’esterno, avrebbe commissionato l’azione. Per la bomba contro il giornalista di Report sono stati eseguiti quattro arresti dal parte dei Carabinieri.
L’ordinanza ricostruisce nel dettaglio la preparazione dell’attentato e i ruoli attribuiti ai cinque indagati: Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato e Marika De Filippis. Secondo la giudice, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Luca Amato avrebbero fatto parte del gruppo operativo incaricato di eseguire materialmente il “servizio”. Pellegrino D’Avino avrebbe svolto funzioni di raccordo e supporto logistico, mentre Marika De Filippis avrebbe garantito assistenza nelle varie fasi dell’operazione, contribuendo alla gestione dei contatti e degli spostamenti.
In più conversazioni Antonio Passariello si vanta apertamente dell’attentato. Il 24 marzo 2026, parlando con il pregiudicato Davide Netti, lo invita a cercare online la notizia dell’esplosione davanti alla casa del giornalista. Poi corregge la narrazione dei media con tono secco: “Due, tre machine saltarono… dissero che dentro vi era anche la figlia… ma quando mai… stavamo da due ore li…”. Non è solo un ricordo. È un modo per rivendicare il controllo dell’azione e smentire ogni ricostruzione giornalistica. Qualche settimana dopo, il 2 giugno 2026, lo stesso Passariello, in auto con Luca Amato e una donna, rivede il video dell’esplosione su RaiPlay e commenta: “Facciamo la storia!”. Amato rincara: “una bomba telecomandata… stiamo parlando di 20 anni [di carcere]”.











