Nell'ordinanza cautelare la rete dei mandanti dell'attentato. Il gruppo arrestato si vantava: «Facciamo la storia»
Gli autori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci non perdevano occasione per vantarsi di quanto fatto il 16 ottobre scorso, quando hanno quasi fatto saltare in aria l’automobile del giornalista che guida la squadra di Report. E con questo atteggiamento hanno in realtà fornito elementi rilevanti all’inchiesta condotta dal pm di Roma Carlo Villani, da poco procuratore capo a Velletri, e dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma che oggi, 30 gennaio, ha portato a quattro arresti per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.
Ma ad aiutare gli attentatori, in parte traditi dal loro stesso orgoglio, c’è stata almeno una fonte interna alle indagini, forse persino due, che emergono dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina.
Le intercettazioni per spiegare l’«aiuto»
Fondamentale per lo sviluppo dell’inchiesta è una conversazione in cui Antonio Passariello, uno degli arrestati, assieme ad una persona non indagata, racconta, a marzo scorso, i particolari dell’attentato. Un «aiuto», lo definisce, dato a qualcuno, ovviamente non per semplice solidarietà: «Mi pagano». E’ in auto con una persona con cui condivide un giro di spaccio, parlano della possibilità di gambizzare qualcuno e lui, Passariello, vuole rassicurare sulla propria caratura criminale.










