Un commando organizzato, un ordigno ad alto potenziale, sopralluoghi, telefoni dedicati e un presunto mandato affidato da persone che, almeno per ora, restano senza nome. A quasi nove mesi dall’attentato contro Sigfrido Ranucci, i carabinieri hanno arrestato quelli che la Direzione distrettuale antimafia di Roma ritiene essere gli esecutori materiali dell’azione contro il giornalista e conduttore di Report. Tre persone sono finite in carcere, una ai domiciliari.

Le misure cautelari sono state eseguite all’alba tra le province di Napoli e Avellino su ordine del giudice per le indagini preliminari di Roma, che ha accolto la richiesta della Dda capitolina. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025. Davanti all’abitazione di Ranucci, a Torvaianica, frazione di Pomezia, un ordigno esplose davanti al cancello della villa del giornalista, distruggendo due automobili parcheggiate all’esterno e danneggiando il muro di cinta. L’esplosione, avvenuta in un contesto residenziale, mise a rischio anche l’incolumità dei residenti.