«L’Accordo-quadro firmato a Washington è in sostanza un documento di resa del Libano, ma formulato in un linguaggio diplomatico». È categorico il giudizio di Assem Dandashly, professore associato all'Università di Maastricht e ricercatore in materia di Diritto e Relazioni internazionali, in particolare nei Paesi del Medio Oriente.
«Letto con un occhio critico – aggiunge – si capisce subito che non si tratta di una pace tra pari».
«È un quadro che cerca di sancire i vantaggi strategici di Israele derivanti dalla guerra del 2024 e di presentarli come un accordo reciproco».
Quali sono, secondo lei, le “insidie” più gravi ivi contenute?
Ne ho contate almeno dieci.










